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Allevamenti intensivi

Origini e impatto su scala mondiale

Eleonora Argentina

Origini

Nel secondo dopoguerra si verificò un forte aumento della domanda di carne, uova e latticini. Per ottenere la massima produttività si diffuse il sistema dell’allevamento intensivo, in grado di fornire grandi quantità di prodotto a bassissimo costo. Questo sistema vede oggi la sua maggior diffusione: si stima che su scala globale due animali su tre vengano allevati intensivamente. 

Funzionamento

Per usufruire del minor spazio possibile e facilitare le procedure di nutrizione, un gran numero di animali viene stipato in capannoni o recinti molto piccoli. Ciò comporta necessariamente condizioni igieniche-sanitarie carenti, causa di numerosi virus, infezioni e malattie che spesso arrivano a causare la morte. Per limitare al minimo i danni, gli allevatori somministrano agli animali dosi molto elevate di farmaci e antibiotici, che restano però nell’organismo anche dopo la macellazione, finendo per essere assunti indirettamente anche dai consumatori.

Gli spazi a disposizione sono così ristretti che in molti casi le scrofe, dopo aver partorito, schiacciano alcuni dei loro cuccioli, uccidendoli involontariamente. Lo stress a cui sono sottoposti spinge gli animali ad atti di cannibalismo, accanendosi in particolar modo sulle parti sporgenti, come orecchie e coda. Per limitare questi fenomeni, i cuccioli sono sottoposti a dolorose mutilazioni: l’amputazione della coda, ad esempio, è regolarmente applicata sui maialini.

Effetti sull’ambiente

In questi ultimi anni gli allevamenti intensivi sono finiti nell’occhio del ciclone delle campagne animaliste. Solo di recente l’informazione ufficiale ha iniziato a denunciare questo sistema, accusato di crudeltà sugli animali, danni alla salute dell’uomo e inquinamento. L’allevamento intensivo è, infatti, la seconda causa di inquinamento da polveri sottili dopo il riscaldamento e produce ben il 18% delle emissioni nocive, oltre ad aggravare il problema dell’inquinamento idrico. Il liquame prodotto da un grande allevamento intensivo è pari a quello di una grande città americana: spesso smaltito in modo illecito, questi rifiuti vanno ad inquinare irreversibilmente le fonti d’acqua del territorio. Inoltre, per l’allevamento e la lavorazione della carne sono necessarie enormi quantità d’acqua: basti pensare che per produrre 1 kg di carne di pollo servono 3.900 litri di acqua, quasi 6.000 litri se di carne suina e circa 15.500 per quella di manzo.

Effetti sull’uomo

Mangiare carne giornalmente può causare problemi alla salute e malattie gravi come il cancro al colon-retto. Eppure continuiamo a consumarne in quantità spropositate, andando ad alimentare un sistema che sta devastando noi e il nostro pianeta. Se utilizzassimo la raccolta mondiale di cereali per il consumo umano, anziché per alimentare il bestiame industriale, circa 3 miliardi di persone non soffrirebbero più la fame.

Che cosa possiamo fare? Innanzitutto, mangiare carne moderatamente, sia per diminuire la domanda sul mercato, che per per tutelare la nostra salute. Il passo successivo è quello di controllare sempre l’origine di carne, pesce e derivati animali quando si fa la spesa: diventando consumatori consapevoli possiamo scegliere i prodotti giusti e lanciare un messaggio al mercato.

FONTI: 
ideegreen
Dentro un un' allevamento intensivo, di byoblu
Compassion in World Farming