“Bella ciao” da studiare nelle scuole

La proposta di legge di alcuni parlamentari che ha scatenato un mare di polemiche

Gabriele Fedrizzi

Il 30 aprile, in piena emergenza Coronavirus, è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge, a prima firma dell’Onorevole Fragomeli (Pd) e sottoscritta da altri deputati di maggioranza, riguardante la canzone Bella ciao.
In cosa consisteva la seguente proposta di legge? In due articoli: il primo in cui si propone di riconoscere la canzone Bella ciao come «espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo» e di eseguirla durante le cerimonie ufficiali del 25 aprile accanto all’inno di Mameli. Nel secondo articolo, invece, si propone di affiancare allo studio della Seconda guerra mondiale e del periodo della Resistenza, lo studio di Bella ciao. La proposta di legge è stata poi discussa in Commissione il 23 settembre ed è destinata, quindi, ad arrivare nei prossimi mesi in Aula alla Camera.
Neanche a dirlo tale proposta di legge ha creato grande scalpore e grandi polemiche, sia per il momento in cui è stata presentata, sia per il contenuto, specialmente quello del secondo articolo. In prima fila il leader della Lega Salvini: «Ma con tutti i problemi che ha la nostra scuola, ti pare normale che i deputati del PD presentino una proposta di legge per rendere obbligatoria Bella ciao nelle scuole?» Si chiede il segretario del Carroccio, per poi concludere con una stoccata al Partito democratico: «La Lega si batte per i diritti di studenti, insegnanti e famiglie, in un periodo come questo molto difficile per tutti. Il PD si batte per Bella ciao».
Il Senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, ironizza sul fatto, chiedendo di far cantare a scuola una serie di canti popolari italiani, tra cui I watussi, canzone a sua detta contro le discriminazioni razziali e poi, fattosi serio, dice: «Se c’è una canzone che dobbiamo far studiare a scuola, questa è Il mio canto libero di Battisti».
Ma non è di certo la prima volta che si creano scontri e divisioni politiche su Bella Ciao ed in
particolare sull’insegnamento della canzone nelle scuole, visto da destra come un tentativo di indottrinamento ideologico. Proprio ad aprile di quest’anno, nel nostro Trentino, si era riaccesa la polemica intorno all’insegnamento della canzone partigiana nelle scuole, con la denuncia dell’esponente trentina di Fratelli d’Italia, Francesca Gerosa, che dichiarava: «Trovo davvero grave leggere tra i compiti di mia figlia, che frequenta la seconda media in una scuola pubblica, l’invito del professore di musica a imparare Bella Ciao e a partecipare al flashmob indetto dall’Anpi. Questo è fare entrare le ideologie tra i banchi dei nostri figli» e concludeva «L’ideologia deve restare fuori dalla scuola soprattutto in un’età in cui ragazzini poco meno che adolescenti non hanno ancora autonomia di pensiero e una coscienza civica formata».
Insomma, Bella ciao è destinata a far discutere ancora a lungo, perché nonostante la Resistenza si sia conclusa da 75 anni, sono rimasti tutt’oggi i rimasugli di quella Guerra Civile che continua a dividere l’Italia.