Bielorussia: La marea bianca-rossa continua ad inondare le città

Alexander Lukashenko eletto presidente per la sesta volta, ma il popolo non ci sta più

Francesca Mazzonelli

«Se vedi una vettura militare devi correre, soltanto correre» avvisa una giovane ragazza intervistata durante una delle numerose manifestazioni che hanno avuto luogo in Bielorussia dal 9 agosto di quest’anno, quando le elezioni hanno riconfermato Alexander Lukashenko come presidente per la sesta volta. 

Inizialmente la polizia rispondeva alle proteste con gas lacrimogeno e proiettili di gomma, ma quando migliaia di persone hanno continuato a scendere in piazza ogni weekend, ha cominciato ad arrestare arbitrariamente manifestanti e passanti caricandoli con la forza su van diretti alle stazioni di polizia più vicine. Non importa, infatti, se fai parte di cortei pacifici come quello di donne vestite di bianco e rosso, se sei un’anziana signora di 73 anni come Nina Bajinskaya, un giornalista o una persona totalmente estranea alla situazione: tutti possono essere arrestati dalle forze dell’ordine bielorusse. Numerosissimi i racconti di violenti pestaggi, minacce e grida di dolore provenienti dai van della polizia.

Chi è Lukashenko?

Alexander Lukashenko – spesso descritto come “ultimo dittatore d’Europa” – nasce nel 1945, in un piccolo e povero paese della Bielorussia orientale, dove cresce insieme alla madre. Laureatosi in economia e agricoltura, intraprende la carriera militare, ma alla caduta dell’Unione Sovietica entra in politica e sale al potere nel 1994. 

Durante questi 26 anni, che fanno di lui il presidente più a lungo in carica in Europa, Lukashenko si è impegnato a conservare elementi del comunismo sovietico, tenendo la maggior parte delle fabbriche sotto il potere dello stato, controllando i canali di comunicazione leali al governo e mantenendo la polizia segreta sotto il nome di KGB. Si è sempre dichiarato nazionalista, con la missione di proteggere il paese dalle influenze straniere, ottenendo così il consenso di molti; le elezioni, in ogni caso, non sono mai state ritenute libere o giuste.

Il 23 settembre ha inoltre indetto una cerimonia “segreta” in cui ha prestato giuramento a impegnarsi a «servire la gente della Bielorussia lealmente, rispettare e proteggere la costituzione e i diritti e le libertà dei cittadini».

Cosa ha spinto migliaia di Bielorussi a protestare?

L’opposizione è rappresentata da Svetlana Tikhanovskaya, Veronica Tsepkalo e Maria Kolesnikova – due delle quali si trovano attualmente in Lituania con i figli – si sono candidate dopo che i loro mariti sono stati arrestati o espatriati.  Il loro programma è quello di protestare a oltranza, per non accettare brogli e chiedere nuove elezioni. Le proteste sono alimentate anche dal malcontento dovuto a corruzione, povertà, mancanza di opportunità e bassi stipendi. La situazione è aggravata anche dal nuovo Coronavirus e dalla cattiva gestione dell’emergenza sanitaria: in più di un’occasione Lukashenko ha infatti suggerito di combattere il virus con vodka, sauna e duro lavoro. 

Cosa dice l’Unione Europea in merito alla situazione?

Per l’Europa il giuramento in segreto del 23 settembre «manca di qualsiasi legittimazione democratica». I cittadini hanno il diritto di «essere rappresentati da chi sceglieranno liberamente attraverso nuove elezioni inclusive, trasparenti e credibili». L’Unione Europea condanna anche la violenta repressione delle manifestazioni e ritiene che le elezioni svoltesi il 9 agosto abbiano violato tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale. 

Bruxelles ha chiesto di inasprire le sanzioni economiche contro Lukashenko, ma Cipro si è tirato indietro, non intendendo dare il suo voto favorevole fino a quando non saranno inasprite anche le sanzioni contro la Turchia per le trivellazioni nelle sue acque territoriali.

In ogni caso, se tutto va per il verso giusto, dopo il 5 novembre – ovvero il termine del mandato del leader uscente – il parlamento non riconoscerà più Alexander Lukashenko come presidente.

FONTI:
la Repubblica
la Repubblica 2
la Repubblica 3
la Repubblica 4
la Repubblica 5
BBC
BBC 2
BBC 3
BBC 4
BBC 5
BBC 6