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Coronavirus nel mondo: a quando il vaccino?

Qual è la situazione globale e perché il vaccino non è ancora in circolazione

Tiziano Gonella

L’emergenza Coronavirus in Italia è, almeno fino ad ora, sotto controllo e il numero dei contagi rientra ancora nelle previsioni dei virologi. La situazione in diversi Paesi europei ed extraeuropei, però, si sta aggravando sempre di più e sta costringendo le autorità competenti a imporre limitazioni e chiusure parziali o totali.
Il Paese attualmente più colpito dalla pandemia è l’India. Infatti, in seguito al lockdown, la riapertura delle attività commerciali e la voglia di uscire di casa hanno incrementato considerevolmente i casi registrati ogni giorno, ad oggi quasi 100mila. Inoltre, a causa della fragile organizzazione sanitaria, anche il numero dei morti è altrettanto allarmante e non dà cenni di miglioramento.
L’America, in particolare gli Stati Uniti e il Brasile, si trova ormai da mesi con sette milioni di casi confermati rispetto ai 32 mondiali, 200mila decessi – più del 20% confrontandoli a livello globale – e una media di nuovi tamponi positivi giornalieri che, superato il picco del 16 luglio, è in lieve decrescita e si aggira fra i 40mila.
Per quanto riguarda la situazione europea, invece, preoccupano molto la Francia – la cui curva epidemica riguardante l’aumento dei casi positivi si sta notevolmente alzando da agosto – e la Spagna, che sembra però riprendersi dal picco di fine agosto. Un incremento di casi si registra anche in Gran Bretagna, ma grazie alla buona organizzazione sanitaria, il numero delle vittime ogni 24 ore per questi tre stati spesso non supera le due cifre.
L’Africa, sorprendentemente, smentisce le pessime previsioni e la situazione sembra essere stabile. Infatti, le mancate strutture ospedaliere e le già presenti epidemie, sembravano portare il continente verso picchi esponenziali, lasciando dietro di sé una scia di morti nettamente superiore al resto del mondo. La spiegazione dei bassi contagi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), è dovuta alla bassa densità (36 ab./km 2 contro i 408 newyorkesi, ad esempio), al clima caldo e umido e alla giovane età degli abitanti.
Avendo ora una panoramica del virus a livello mondiale, sembra essere certo che l’emergenza non arriverà al capolinea fino al raggiungimento di una vaccinazione di massa. Perché, allora, se esistono già 212 vaccini concorrenti, i tempi risultano essere così dilatati?
La spiegazione fornita dall’Oms e riportata dal Corriere è piuttosto semplice: per essere confermato, un vaccino necessita del superamento di tre fasi. Nella prima, si testa la sicurezza e la risposta immunitaria della sostanza in un limitato numero di persone; si procede poi con altri campioni e si stabiliscono le dosi e infine si dimostra attraverso migliaia di persone che il farmaco previene l’infezione e non causa effetti collaterali di rilievo.
La maggior parte dei vaccini impiega diversi anni prima di arrivare all’approvazione finale (come la varicella e l’influenza – 28 anni – e il papillomavirus – 15 anni). Per quanto riguarda il Covid-19, invece, l’obiettivo è di 18 mesi, ma una data di fine pandemia e vaccinazione universale non la possono prevedere neanche i migliori virologi. Inoltre, è sufficiente una sola fase avversa per ritornare al punto di partenza.

FONTI:
www.laRepubblica.it
www.la Repubblica.it 2
tg24.sky.it
tg24.sky.it 2
www.ansa.it
it.wikipedia.org
www.corriere.it