Crea sito

Esplosione a Beirut

Cosa ne sappiamo a due mesi di distanza?

Arianna Perli

Poco dopo le ore 18 del 4 agosto di quest’anno, Beirut, la capitale del Libano, è stata scossa da due esplosioni consecutive, di intensità tale da essere percepite persino all’isola di Cipro, a ben 240 chilometri di distanza. 

La deflagrazione ha avuto origine in un magazzino dismesso del porto, dove erano stoccate senza le dovute precauzioni 2750 tonnellate di nitrato di ammonio che, colpite da un incendio, hanno scatenato l’esplosione. Il materiale altamente esplosivo era stato depositato nel locale dopo essere stato sequestrato nel 2013 dalla nave Rhosus, diretta in Mozambico, proprio per la sua pericolosità; inoltre, erano state molte le sollecitazioni da parte degli addetti portuali per la rimozione del carico da dove si trovava, ma non era mai stato pervenuto un vero e proprio riscontro da parte delle autorità libanesi.

A seguito del disastro si contano 191 morti e più di 6000 feriti, oltre ad ingenti danni che hanno aggravato ulteriormente la situazione politica ed economica già precaria del paese. Il Libano, infatti, stava faticosamente affrontando un ennesimo aumento dei casi di contagio da Covid-19 e si è trovato ad affrontare una difficoltà ancora maggiore quando l’ospedale  di Beirut è stato danneggiato dall’esplosione.

Stando a quanto comunicato dalle autorità locali, pare che la causa scatenante del fenomeno sia stata una scintilla partita durante alcuni lavori di saldatura presso il magazzino, per quanto il presidente Trump e il governo americano l’abbiano in diverse occasioni definito “un attacco”, riconducendo l’origine dell’esplosione ad una bomba piazzata nelle vicinanze del magazzino. Le indagini sulla vicenda sono ancora in corso.

Del porto di Beirut, l’unico centro portuale davvero importante del Libano, non rimane più nulla, solo rottami e macerie a perdita d’occhio, anche dove fino a poco tempo fa si trovavano le riserve di medicinali e cibo, essenziali per il periodo di carestia che sta attraversando il Paese. Moltissime nazioni hanno inviato aiuti, come personale medico o attrezzature sanitarie. Le persone sono state esortate dal Ministero della salute a lasciare la città, a causa dell’elevata concentrazione di nitrato d’ammonio presente nell’aria.

«È possibile che ad innescare lo scoppio sia stato un intervento esterno, magari un missile o una bomba» ha dichiarato il presidente libanese, Michel Aoun, nel tentativo forse di distogliere la responsabilità dell’accaduto dal mancato intervento delle forze governative, alimentando la paura più diffusa tra la gente. Questa ipotesi, in ogni caso, sta venendo accantonata.Nel frattempo, lo shock ha lasciato il posto alla rabbia: le proteste sono infatti dirette indistintamente a tutti gli esponenti governativi. «I politici sono tutti uguali: corrotti e interessati a proteggersi gli uni con gli altri per continuare a rubare indisturbati». Questo dicono i giovani della Capitale, impegnati nel tentativo di liberare dalle macerie strade e piazze. Sono molte le frasi di questo genere che passano di bocca in bocca fra gli abitanti.


FONTI:
https://it.euronews.com/2020/08/06/libano-due-potenti-esplosioni-a-beirut-nella-zona-del-porto-ci-sarebbero-decine-di-feriti
https://www.youtube.com/watch?v=0XX-3z0ItEg
https://www.youtube.com/watch?v=lQmoqGBkA1A
https://www.corriere.it/esteri/20_agosto_07/strage-beirut-presidente-un-attento-possibile-piazza-ribolle-dbb32408-d8e8-11ea-b97a-cc5341a9eb3f.shtml